Attivare la compressione Gzip su Aruba

Attivare la compressione Gzip su Aruba

Per ottenere buoni risultati nei test di velocità come GTmetrix o Google pagespeed, ci viene suggerito di attivare la compressione Gzip. Ecco la mia esperienza e i miei suggerimenti.

Anche se di solito mi occupo soprattutto di SEO editoriale e strategia SEO, a volte capita di lavorare anche sulla parte tecnica: tornare alle origini, fra l’altro, mi fa sentire ancora webmaster, come quando questa professione aveva un senso. In ogni caso, visto che la piramide rovesciata incombe, ecco subito i miei consigli per un buon uso della compressione Gzip, poi tornerò sulle mie considerazioni dopo.

Compressione Gzip su Aruba: non usate quel codice!

Attivare_compressione_codice_sbagliato.jpg

Attenzione: questo codice per la compressione Gzip ha buone possibilità di schiantarvi il sito.

Partiamo da cosa NON fare assolutamente. Io sono incappato in questo codice (lo incollo sotto forma di immagine per chi va di fretta), da numerosissime fonti. Un caso più che palese di errore nei motori di ricerca, o meglio di inaffidabilità.

Questo codice si trova su moltissimi siti, ed è stato resiliente anche al mio fact checking, che di solito è piuttosto rigido; immagino che fosse un codice che è stato vero per un po’, magari con una vecchia versione di Apache o degli altri web server. Oppure, come accade sempre più spesso, qualcuno lo ha pubblicato, si è posizionato bene ed è partito l’assalto dei cloni, ovviamente senza che nessuno si sia preso il disturbo di verificare se fosse ancora valido. Ma se lo usate oggi compromette in modo piuttosto serio il file .htaccess, quello che bisogna modificare per attivare la compressione. In parole più semplici, il codice sopra, che è quello che si trova più facilmente cercando come si attiva la compressione Gzip su Aruba, vi manda in bomba il sito.

Attivare la compressione su Aruba: i passi giusti

Prima di tutto, un’avvertenza, che vale per tutti gli hosting: maneggiare il file .htaccess è un’operazione critica, che potenzialmente può bloccare tutti gli accessi al vostro sito. Quindi è consigliabile farsi aiutare da qualcuno che mastichi gli aspetti tecnici, che sia qualcuno che si occupa di ottimizzazione SEO come il sottoscritto, uno sviluppatore, un sistemista o in ogni caso qualcuno che abbia familiarità con concetti come FTP ed editor. In teoria, si tratta di qualcosa di semplice, ma è meglio salvare una copia di backup del file .htaccess prima di procedere. Scaricandolo direttamente dalla cartella FTP del nostro sito avremo anche la certezza di avere tutti i file e gli accessi necessari in caso di disaster recovery.

Poi, si può lavorare sul file. I codici che ho utilizzato per Aruba sono quelli trovati in questo post su HostingTalk.it. Ho avuto modo di sperimentare solo quelli del “classico” webserver Apache, ma visto che hanno funzionato non ho ragioni per pensare che gli altri consigli che troverete non siano altrettanto validi.

Nella pratica l’operazione è semplice: si tratta di aggiungere alcune righe di codice al file. Le prime da provare ad aggiungere sono le seguenti:

<IfModule pagespeed_module>
ModPagespeed on
</IfModule>

Queste tre righe sono sufficienti ad attivare il modulo mod_Pagespeed sviluppato da Google. Il mio consiglio è di salvare il file così modificato, caricarlo e testare su GTmetrix e Google Pagespeed se i risultati sono migliorati. Se tutto funziona, possiamo provare ad aggiungere queste altre righe e ripetere il test.

AddOutputFilterByType DEFLATE text/html
AddOutputFilterByType DEFLATE text/xml
AddOutputFilterByType DEFLATE text/css
AddOutputFilterByType DEFLATE application/xml
AddOutputFilterByType DEFLATE application/xhtml+xml
AddOutputFilterByType DEFLATE application/rss+xml
AddOutputFilterByType DEFLATE application/javascript
AddOutputFilterByType DEFLATE application/x-javascript

Queste sfruttano un altro motore di compressione, mod_deflate, il che in teoria le renderebbe ridondanti rispetto alle prime. Nel dubbio, ho notato che inserire entrambi i set non sembra avere controindicazioni, ma ammetto di non conoscere così a fondo il pianeta dei webserver da sapere se siamo nel campo dello sciamanesimo oppure no. (per la verità, se qualcuno potesse darmi una risposta definitiva e dirimente, sarebbe molto gentile ;) ).

Attivare la compressione Gzip serve?

Per dirla in gergo rigorosamente tecnico, f**k yes. Sul sito Aruba sul quale l’ho collaudata (fulci.it, di proprietà di un amico) e che non ha nessun altro tipo di ottimizzazione rigorosa, abbiamo avuto un incremento di un 20 – 25 punti su Pagespeed Insights e di una trentina di punti su GTmetrix.

Il sito che state leggendo si trova su Dreamhost e al momento usa un codice un po’ diverso,

<ifmodule mod_deflate.c>
AddOutputFilterByType DEFLATE text/text text/html text/plain text/xml text/css application/x-javascript application/javascript text/javascript
</ifmodule>

Ma su GTmetrix si comporta così:

I risultati su Pagespeed sono un po’ meno lusinghieri (57 / 71) ma hey! Un blog, mantenuto a “insulti, calci e nastro isolante” su un hosting condiviso: non mi posso lamentare.

Insomma, vale assolutamente la pena di attivare la compressione, ma bisogna fare i passi giusti con sicurezza e soprattutto avere pronto il piano B: un file .htaccess sicuramente funzionante da usare come backup, gli accessi FTP a posto e un editor di testo. Soprattutto se come me usate WordPress e se come me cedete alle lusinghe dei plugin.

Su WordPress editing facile del file .htaccess

Il popolare sistema di gestione dei contenuti ci permette di fare tutto in modo semplice. A volte, come in questo caso, anche troppo facile. Già il semplice plugin Yoast SEO ha una sezione Strumenti che ci permette, usando la voce modifica file, di gestire e modificare il nostro file .htaccess. Mister Yoast la fa apparire una cosa estremamente semplice (e in effetti dal punto di vista pratico lo è), ma si dimentica di dirci che se sbagliamo una virgola rompiamo (malissimo) il nostro sito. Dove “rompiamo malissimo” è da leggere come “nessuno può vedere il sito e non accedo più a nulla nemmeno piangendo sangue e masticando cocci di vetro” fino a quando non carico via FTP un file .htaccess funzionante o quantomeno elimino, sempre via FTP, quello che ho sfasciato perché pensavo avesse lo stesso impatto tecnico di una meta description.

Anche altri plugin più specifici hanno lo stesso problema: possiamo facilmente trovarne una secchiata facendo una ricerca nella directory dei plugin, ma la sostanza non cambia. Una piccola dimenticanza o un carattere sbagliato possono darci problemi.

Per concludere, il mio consiglio è di attivare senza dubbio la compressione Gzip, ma di farlo solo se siamo assolutamente sicuri di saperci mettere le mani anche in caso di problemi. In alternativa facciamolo fare a un tecnico o comunque a un esperto. Saranno comunque soldi spesi bene.

Lezioni di SEO alla Maniera ZEN

Lezioni di SEO alla maniera Zen II | Il valore dei numeri

Cosa sono i numeri?

Il Maestro Hideyoshi stava tenendo una delle sue lezioni di SEO, quando si rese conto di un forte brusio in fondo alla sala. Gli allievi più lontani si erano accorti che in fondo alla sala si erano raccolti alcuni senpai del Maestro Takuma che argomentavano le parole di Hideyoshi a voce alta.

Chi siete voi che interrompete la mia lezione con i vostri schiamazzi?

Siamo gli allievi prediletti del Maestro Takuma. Lui insegna l’Arte della SEO in modo diverso, e noi pensiamo che abbia ragione. Per questo, riteniamo che tu non sia degno di insegnare in questa scuola.

I segreti della SEO antica

Il maestro Takuma era noto per essere stato uno degli eroi della SEO dell’epoca passata, e i suoi insegnamenti seguivano una rigida tradizione. In particolare, egli era convinto che i numeri fossero tutto e che l’importante fosse raggiungere il maggior numero di persone possibili.

Posizionarsi, ripeteva come un mantra, posizionarsi è l’unica cosa che conta! Bisogna vedere grandi numeri per vedere grandi risultati!

Molti allievi, in particolare quelli provenienti dalle famiglie più antiche delle sette Province, accorrevano da ogni parte per seguire le sue lezioni e apprendere quelli che all’epoca erano noti come i Sette Segreti della SEO.

La SEO moderna non conosce segreti

Il Maestro Hydeyoshi, dal canto suo, si rifaceva a fonti ancora più antiche, in particolare agli insegnamenti del Bushido, che insegnavano come doti irrinunciabili di un vero Samurai prontezza di spirito, flessibilità e capacità di cogliere i cambiamenti. Egli spesso apriva le sue lezioni con alcuni dei distici del Credo Zen dei Samurai, che lui riteneva particolarmente significativi:

Non ho progetti, cogliere l’opportunità è il mio progetto.

Non ho principi, l’adattabilità alle cose, ecco il mio principio.

Non ho tattica, il vuoto e il pieno sono la mia tattica.

Non ho talento, lo spirito pronto è il mio talento.

Inoltre, si rifaceva spesso ai principi della Spada, che insegnano che ogni colpo dovrebbe essere sferrato per essere letale, e al moderno principio del seiryoku-zen’yo, il miglior impiego delle energie.

Le due scuole della SEO a confronto

Secondo Hydeyoshi il principio secondo il quale era indispensabile parlare a tutti indistintamente era superato: molto meglio cogliere fra i molti i pochi con il giusto spirito. E proprio questo lo metteva spesso in contrasto con Takuma e gli altri maestri più tradizionalisti. E spesso gli allievi più scalmanati davano vita a episodi come quello.

Così voi venite nelle mie aule a mancare di rispetto a me e ai miei allievi. Sentiamo dunque cosa avete da dire. Disse Hydeyoshi con il suo solito tono pacato.

Tu insegni che i numeri non sono importanti, e che bisogna scegliere, e parlare con i pochi affini. Ma come puoi pensare di avere successo, se la moltitudine non sa chi sei?

 

Il Maestro non rispose ma, attraversando tutta l’aula e uscendo dalla porta si limitò a fare cenno a tutti di seguirlo.

I suoi allievi e quelli del Maestro Takuma lo seguirono. Dopo un lungo silenzioso cammino giunsero al grande mercato che si teneva in città quel giorno.

“Il Canto e il Silenzio”

Hideyoshi li condusse prima nei pressi della tenda di un monaco. Al centro della struttura, spoglia ed essenziale, il monaco sedeva in meditazione. In quel momento una anziana signora arrivò a chiedere consiglio. Il monaco infatti offriva cure e medicamenti, come recitava una modesta insegna.
Gli allievi del maestro Takuma rumoreggiavano: “Questo deve essere davvero un monaco da due soldi! Guardate come è vuota la sua tenda! E nessuno si accalca per le sue cure!”.

Hydeyoshi, senza parlare, li condusse poi nei pressi del banco di un imbonitore. Rosso in viso, scarmigliato, si muoveva da una parte all’altra della tenda, stipata di vasi e vasetti, decantando a gran voce le qualità del suo olio di serpente*, tanto che davanti a lui aveva sempre una piccola folla. L’uomo, quasi alterato, parlava in modo serrato, rapido, con un lieve affanno, in tono baritonale, ammiccando alla folla e raccontando i miracoli del suo unguento.

Questo si che deve essere un grande medico! Che folla, che voce!”. Gli allievi del maestro Takuma erano deliziati.

Rimasero al mercato tutto il giorno. Quando i commercianti iniziavano a ritirarsi, il Maestro divise gli allievi in due gruppi, e li mandò a parlare con il monaco e l’imbonitore.

Tornarono poco dopo. Il maestro diede prima la parola agli allievi del Maestro Takuma.

“L’imbonitore ci ha detto che è stata un’ottima giornata! Non c’è una persona del mercato che non si sia fermata dinanzi ai suoi padiglioni!”

Risultati immagini per japanese snake oil

Una dimostrazione che include un venditore esagitato, una spada e un prodotto di dubbia qualità: cosa può andare storto? (fonte foto: https://www.youtube.com/watch?v=UlESvt4AsR8)

I suoi allievi, recatisi dal monaco, raccontarono:

Per monaco è stata una giornata tranquilla. Ha meditato, contemplato e curato le persone”.

Tecniche SEO: i numeri che parlano più dei numeri

Hideyoshi sorrise, saggio e benevolo:

Quanti unguenti ha venduto l’imbonitore?

“più trenta!” risposero quasi in coro gli allievi di Takuma

Quante persone ha curato il monaco?

“Dieci”, risposero i suoi allievi.

E quanto costa un vaso di olio di serpente?

Cento Mon!”

Quante donazioni ha ricevuto il monaco?

Duemilasettecentoventicinque Mon”.

Vedendo il dubbio che si faceva strada negli occhi degli allievi, prese posto sulle pietre di un giardino poco distante.

Secondo quanto mi dite, sono duecentosettantacinque i Mon che separano l’imbonitore dal monaco. Dunque la mia domanda è questa: secondo voi quanto tempo, fatica, denaro e sforzo richiede il suo lavoro? Guardate quell’uomo ora: dorme sulla sua sedia senza nemmeno aver avuto la forza di chiudere la sua tenda. Il monaco, proprio ora, ha iniziato a fare i suoi esercizi, e la sua tenda è già pronta per domani.

Dunque, il monaco ha parlato con poche persone e tutte, o quasi, hanno scelto le sue cure e gli hanno donato ciò di cui aveva bisogno. Questo è lo spirito del seiryoku-zen’yo, il miglior impiego delle energie.

Il mercante ha dovuto prosciugare ogni sua forza per tenere in piedi la sua rappresentazione per tutto il giorno, e sono certo che il denaro guadagnato in più non sarà nemmeno sufficiente per comprare altro unguento, spostare le sue merci e farle sorvegliare. Questo non è un buon impiego delle energie. Nessuna tecnica SEO, nessun trucco potrà mai restituirvi l’energia che avete sprecato per un vantaggio marginale, che se ne andrà in sforzo, fatica, tempo e risorse. Meglio dunque impiegare fin da subito le energie nel modo migliore, dialogando con le persone che hanno realmente bisogno di voi, senza bisogno di far sentire la vostra voce a chiunque indistintamente. Con le antiche tecniche ottenete il solo risultato di assordare chi non ha bisogno di voi e non avere voce per chi vi sta cercando.

Gli allievi rimasero qualche istante in silenzio. Anche i più audaci non poterono fare altro che guardare il Maestro Hideyoshi con fare di sfida, prima di inchinarsi e allontanarsi.

Lezioni di SEO alla maniera Zen – oltre il racconto

Anche questa volta, dietro a un piccolo divertimento, si nasconde uno degli argomenti che più riscaldano le discussioni sulla SEO (anche se per la verità accade praticamente la stessa cosa in ogni settore del marketing). La “vecchia scuola” vuole che si inseguano le keyword a ogni costo, si parli di un argomento perché “tira” e così via. Il che, nella maggior parte dei casi, genera mostri, soprattutto quando la connessione è evidentemente forzata. Insomma, si costruisce il piano di comunicazione sulla base del traffico delle keyword e del sentiment.

Spesso, durante i miei corsi e le mie lezioni di SEO, definisco questo modo di agire “costruire il piano editoriale con BuzzSumo”, a indicare chi, invece della propria rotta, preferisce lasciarsi trascinare dalla corrente. I difetti principali che vedo in questo sistema sono almeno tre:

  • Siamo e saremo sempre schiavi delle mode e delle contingenze (oltre che degli strumenti);
  • Non avremo nulla che ci differenzia da chi ha accesso ai medesimi strumenti e usa la stessa tecnica;
  • Ma soprattutto, non abbiamo alcuna garanzia di rivolgerci al nostro pubblico.

Una scuola che si sta facendo sempre più strada, anche in questo caso mutuata dal marketing, in particolare da quello non convenzionale, è quella di parlare esclusivamente al proprio pubblico, o quantomeno alle persone che, in qualche modo, hanno affinità con noi.

In altre parole, abbiamo davvero bisogno di una pagina posizionata per una parola chiave “forte” con un contenuto che spesso è al limite dello scam? Se pensiamo di si, chiediamoci cosa ce ne facciamo di quindicimila visitatori al giorno se poi il tempo di permanenza è di dieci secondi e il bounce rate è al 96%. Abbiamo sprecato tempo ed energie per coinvolgere 600 persone, forse. Se avessimo parlato alla nostra nicchia, con ogni probabilità avremmo ottenuto lo stesso posizionamento con una frazione dello sforzo, con il vantaggio di avere un pubblico molto più fedele, che probabilmente tornerà a prescindere dai motori di ricerca (il fine ultimo, per chi non vende, deve essere il bookmark!).
Oltretutto, ci addentriamo decisamente nelle finezze, avere meno utenti significa usare meno risorse del server, meno banda, meno memoria e in generale avere meno “grane” tecniche.

Illustrazione di un maestro Zen

L’impassibile Maestro Hideyoshi sempre intento a meditare sui segreti della SEO (…?)

Pochi ma buoni? Non proprio ma…

Ovviamente il vantaggio è più percepibile per i siti commerciali: chiunque vorrebbe avere il 100% degli utenti che acquistano!
Ma anche per chi guadagna sulla pubblicità o comunque ha un modello di business basato sui contenuti, per controintuitivo che possa sembrare, è preferibile avere un numero minore di utenti di qualità invece di servire decine di migliaia di pagine per sessioni da 1,10 pagine di media. Perché?

Semplice: se una persona naviga a lungo sul nostro sito, significa che ha trovato quello che sta cercando. Di conseguenza, se siamo stati bravi anche con l’advertising, significa che probabilmente anche i nostri annunci (o le iniziative di affiliazione, o quello che vogliamo) sarà ugualmente pertinente. Quindi, più interessante.

Quindi, ecco che ritorna attuale il il miglior impiego delle energie: più saremo accorti, più i nostri sforzi saranno efficaci.

#writeforhumans

Immagine di apertura dell’utente ncoll36 di Deviantart, rilasciata sotto licenza Creative Commons Attribution-Noncommercial-No Derivative Works 3.0.

 

Il barone di Munchausen e i segreti SEO

11 Segreti SEO da usare assolutamente, se vuoi perdere tempo

Lo sostengo da sempre, come può testimoniare chi ha seguito le mie lezioni di SEO o di web marketing in generale: il mondo della SEO è pieno di fuffa, e una parte piuttosto significativa degli esperti SEO vende olio di serpente, ripetendo praticamente a memoria una serie di Segreti SEO e tecniche SEO che nella migliore delle ipotesi fanno solo confusione nella testa di chi compra il servizio.

Nella peggiore fanno clamorosi danni alle convinzioni sulla SEO. Se qualcuno sta pensando a certi semafori che devono essere tutti verdi, alla keyword density e ad altre credenze animistiche del genere, non sono nemmeno le peggiori.
Provate per esempio a venire a capo dell’eterno dibattito sulle keyword in grassetto versus keyword non in grassetto. Fate qualche ricerca e verrete proiettati in un mondo splendidamente surreale, con dei picchi che nemmeno il compianto Pratchett avrebbe potuto raggiungere con quella faccenda del cavallo di legno nella guerra tra Efebe e Tsort. Fra il ridicolo e l’assurdo si passa da “Le keyword vanno enfatizzate perché così i crawler le rilevano prima” a “Omioddio! Non mettere mai le keyword in maiuscolo perché se le metti Google pensa che vuoi spammare e ti penalizza”. Con ogni possibile sfumatura nel mezzo, a seconda di quando il consulente SEO di turno si è addormentato sulla tastiera leggendo male e capendo peggio le discussioni che ci sono sui vari forum di specialisti. (Pro tip: fate come preferite, l’importante è che sia funzionale alla lettura e pertinente. Come sempre, chi non usa trucchetti SEO da due soldi non ha nulla da temere).

I segreti SEO e le disanime in corso

Il Mangiafuoco di Pinocchio ha segreti SEO mai sentiti prima!

Un tipico seminario SEO ;)

Quello raccontato poco sopra è solo uno dei tanti esempi fra la tragedia e la commedia che si leggono e sentono ogni giorno. Per fortuna ci ha pensato il buon Jeff Bullas che ha stilato qualche tempo fa una lista chiamata 11 miti sulla SEO a cui dovete smettere di credere oggi. Per fortuna perché forse, leggendolo dalle pagine del suo blog e trattandosi di uno dei maggiori esperti di SEO al mondo, ci sono buone possibilità che qualcuno lo ascolti. Ho pensato di tradurre almeno i titoli e le spiegazioni principali a favore di chi va di fretta e non mastica troppo l’inglese, aggiungendo di tanto in tanto qualche mio commento in corsivo.

11 “Segreti SEO” che vi condurranno a rovina sicura

1. La SEO è una fregatura

Il mito: Consulenti SEO dalla lingua sciolta fanno consulenze da capogiro per fornire servizi senza spiegazioni, che non fanno quasi nulla e potrebbero addirittura penalizzare il vostro sito.

La realtà: La SEO non è una fregatura. Moz in tre anni usando SEO e Content Marketing ha raddoppiato le ricerche organiche.

Jeff Bullas la spiega meglio e più diffusamente, ma la ragione per cui è nato questo mito è ovviamente da cercare in tutti i furbetti che negli anni hanno usato e stanno usando trucchetti e tecniche fantasiose per mostrare incrementi di ranking e di traffico mirabolanti, che poi crollano come castelli di carte appena la tecnica viene riconosciuta illecita. Ma quella non è SEO, sono porcherie.

Read More

Lezioni di SEO alla Maniera ZEN

Lezioni di SEO alla maniera Zen

Il Maestro e l’arte della SEO

Il Maestro Hideyoshi era conosciuto e rispettato per la sua illuminazione. Il potere della sua parola era conosciuto e rispettato in tutte e sette le province; quando teneva le sue lezioni di SEO, radunava allievi anche dalle città vicine.

Un giorno, mentre camminava nei giardini del palazzo imperiale prima della sua lezione, gli si avvicinò un allievo, chiedendo il permesso di fare una domanda.

Il maestro, facendo cenno all’allievo di sedersi accanto a lui, lo invitò a parlare con un cenno del capo.

Tanta era la fama del maestro e tale l’effetto delle sue parole che subito intorno a loro si radunò una folla di allievi e di altri maestri.

Maestro Hideyoshi, voi ogni giorno ci mostrate la Via della SEO, ma essa ancora mi sfugge. Qual è la conquista finale della nobile arte della SEO? Disse l’allievo, intimorito dalla folla.

Lezioni di SEO: il Primo Gradino

A quelle parole, il maestro si alzò in piedi e, indicando un punto del parco con il suo bastone disse:

“Vedete laggiù, dove si allenano nell’arte della spada i giovani allievi? Grande è la loro determinazione e il loro impegno. Conoscono le tecniche, le studiano, le praticano. Ma i loro movimenti sono impacciati, perché la conoscenza ancora non scorre fluida in loro. Il primo gradino nell’Arte della SEO è la SEO nella mano dell’uomo. Come quei giovani, l’uomo conosce, studia, si migliora. Ogni giorno la sua tecnica diviene più fluida, e la sua mano sicura”.

Lezioni di SEO: il Secondo Gradino

Vedendo che il dubbio non si dileguava dagli occhi dei presenti, il maestro indicò un altro punto del parco.

“Vedete laggiù, dove i senpai si allenano nel kata? La loro determinazione è ancora più salda, i loro occhi più sicuri. La loro tecnica è fluida, i movimenti impeccabili, ma ancora sono legati e costretti dalla Forma. La conoscenza scorre con forza, ma è trattenuta come l’acqua in un canale. Non potrebbero scendere in combattimento o in guerra, il loro passo non sarebbe sicuro. Il secondo gradino nell’Arte della SEO è la SEO nella mente dell’uomo. Ormai la mano si muove da sola, la mente conosce tutti i princìpi, ed è pronta ad apprenderne di nuovi”.

Ciò detto, si incamminò verso il tempio per la lezione.

Il Segreto della SEO rivelato

Maestro Hideyoshi, è dunque questo il segreto della SEO?

Il maestro, sospirò, fermandosi e, senza voltarsi, indicò un terzo punto del parco, dove il Maestro Yuddai affrontava gli avversari in combattimento. Il Maestro Yuddai era famoso in tutto l’Impero per non essere mai stato battuto.

“Tutti voi conoscete il Maestro Yuddai per la sua potenza Vedete come atterra gli avversari uno dopo l’altro?”

Gli allievi erano senza parole, tante erano la grazia e la forza del Maestro Yuddai nel combattere.

Senza dubbio egli è il più grande fra i grandi, e la sua tecnica non ha eguali. Risposero gli allievi.

“Bene” – continuò Hideyoshi – “Dunque, nominatemi le tecniche che il Maestro sta usando mentre combatte”.

Dopo alcuni minuti di silenzio, il saggio Hideyoshi ripetè la domanda.

Maestro, non siamo in grado di nominare le tecniche usate dal grande Yuddai. Sono forse di una scuola segreta?

Hideyoshi si voltò con un sorriso sincero: “Io stesso non conosco le tecniche del Maestro Yuddai, perché nessuno le ha mai usate prima. Egli è il più grande fra di noi, e sa eseguire ogni tecnica in maniera sopraffina. Eppure quando combatte, non usa alcuna tecnica conosciuta. Questo perché la Via è così radicata in lui da guidarne ogni passo. Il terzo gradino dell’Arte della SEO è l’assenza della SEO dalla mente e dalla mano dell’uomo. Solo così la vostra tecnica sarà senza eguali, e il vostro nome verrà tramandato dai maestri”.

Illustrazione di un maestro Zen

Il Maestro Hideyoshi mentre medita sui segreti della SEO (probabilmente…?)

Nota a margine:

un piccolo divertimento domenicale per ricordare, soprattutto a me stesso, che un’altra via è sempre possibile, e che si può parlare di ogni cosa in modo diverso, senza dimenticare o snaturare le proprie origini. Il senso di questo modestissimo divertimento sotto forma di racconto Zen tuttavia, è serissimo: non ci sono trucchetti, non ci sono “trucchi SEO” o “cinque tecniche infallibili”. Ci sono studio, dedizione, impegno. C’è provare, cadere, rialzarsi. Ci sono le prove, gli esperimenti, i tentativi. Chi ragiona per “regole”, per “ho letto che”, “Gino scrive che”, esattamente come nelle arti marziali, sarà sempre relegato al grado di allievo. Perché, come nelle arti marziali, la tecnica perfetta, se non si sa combattere, serve solo a dimostrare la propria abilità agli altri allievi. Ma non serve a nulla sul campo di battaglia.
E, come sempre, la morale è una: fino a quando scriveremo per le macchine e non per gli esseri umani, alla nostra arte mancherà qualcosa. Fino a quando ci fideremo di regole preconfezionate, e non proveremo a metterci un po’ del nostro spirito e della nostra anima, saremo sempre esecutori: intercambiabili, anonimi, senza personalità. E ci condanneremo a strategie tutte uguali, fatte per linee editoriali tutte uguali, pensate solo per soddisfare quello che alcuni pensano sia il “giudizio” dell’algoritmo di Google.

Che poi è il motivo principale per cui mi sono lanciato in questo ciclo di lezioni di SEO: l’unico vero modo per mettere alla prova la propria conoscenza, è quello di provare a trasmetterla ad altri.

Come sempre, #writeforhumans.

Immagine di apertura dell’utente ncoll36 di Deviantart, rilasciata sotto licenza Creative Commons Attribution-Noncommercial-No Derivative Works 3.0.

lezioni di SEO risorse

Le mie lezioni di SEO: prima di tutto, un po’ di risorse

Una selezione delle risorse che consiglio ai miei allievi quando tengo lezioni di SEO e di web marketing in generale.

Che io nasca come insegnante ECDL non è un mistero, ma nel corso degli anni ho avuto la fortuna di poter insegnare le materie più disparate, dal marketing online per radio e web radio, alla comunicazione digitale per aziende, passando per il social media marketing fino ad arrivare al web marketing, che come spiego spesso non è altro che un termine ombrello per racchiudere una infinità di discipline diverse. Negli ultimi anni, sia per necessità, sia per un “richiamo della Foresta” difficile da spiegare, mi sono avvicinato sempre più alla disciplina SEO, che naturalmente cerco di trasmettere ai miei allievi ogni volta che ne ho l’occasione. Il motivo per cui la SEO mi affascina sarà oggetto di un post, prima o poi, per ora dico solo che la trovo così vicina all’enigmistica da avere un fascino tutto suo.

Per la verità, le mie lezioni di SEO sono un po’ fuori dai parametri

Prima di tutto perché abitualmente mi occupo solo della parte di creazione dei contenuti: la mia filosofia è di lasciare a ognuno fare il lavoro che sa fare meglio, e nella parte tecnica, quella di ottimizzazione on-page, ci sono persone ordini di grandezza avanti a me. All’interno dei gruppi di lavoro che frequento e/o ai quali insegno, utilizzo due definizioni, che probabilmente faranno alzare più di un sopracciglio ai puristi: SEO editoriale è diventato il termine ombrello per tutto quello che riguarda i contenuti, mentre SEO tecnica riguarda tutti gli aspetti di ottimizzazione, dal codice al server passando per il design. Non sarà il massimo, ma aiuta a capirsi rapidamente e rende abbastanza bene l’idea delle due macro-categorie di maggiore influenza. Ma sto divagando.

Secondo alcuni, la SEO Editoriale è principalmente una questione analitica. Purtroppo, con un DNA da giornalista pubblicista, non posso fare a meno di pensare che l’apporto umano sia decisivo. Ne parlerò più diffusamente, ora semplifico per estremi.
Se devo fidarmi della mia esperienza diretta, come questo blog e diversi contenuti che ho “seminato” in Rete, c’è un aspetto ineffabile che sancisce il successo di un contenuto, che sia un articolo o un video: la mano di chi scrive.

Lezioni SEO o lezioni di giornalismo? Un po’ e un po’…

Ci sono i contenuti formalmente perfetti da ogni punto di vista SEO, e poi ci sono i contenuti che si leggono, guardano, gustano volentieri. E questi sono gli unici che funzionano davvero. Spesso anche sfuggendo alle regole formali. Gli esperti hanno provato a canonizzare questi aspetti chiamandoli in mille modi, da sentimentcustomer satisfaction passando per zeitgeist.

Lezioni di SEO gatti

Lezioni di SEO cheap #1: inserisci immagini per catturare l’attenzione.
Lezione di SEO cheap #2: usa il sentiment.
La rete pensa che i gatti siano carini, mettendo insieme questi due suggerimenti farò sicuramente qualcosa di buono vero? O forse no?
Eppure, secondo le statistiche…

 

Io semplifico moltissimo, limitandomi al campo della parola scritta, dicendo durante le mie lezioni SEO (SEO per modo di dire!) che i contenuti destinati al successo sono quelli che si leggono volentieri o, come amo riassumere in un hashtag, #writeforhumans.
La sfiga è che bisogna saper scrivere bene, e non è una cosa che ci possono insegnare le statistiche, le metriche o le analisi.

Read More