Attivare la compressione Gzip su Aruba

Attivare la compressione Gzip su Aruba

Per ottenere buoni risultati nei test di velocità come GTmetrix o Google pagespeed, ci viene suggerito di attivare la compressione Gzip. Ecco la mia esperienza e i miei suggerimenti.

Anche se di solito mi occupo soprattutto di SEO editoriale e strategia SEO, a volte capita di lavorare anche sulla parte tecnica: tornare alle origini, fra l’altro, mi fa sentire ancora webmaster, come quando questa professione aveva un senso. In ogni caso, visto che la piramide rovesciata incombe, ecco subito i miei consigli per un buon uso della compressione Gzip, poi tornerò sulle mie considerazioni dopo.

Compressione Gzip su Aruba: non usate quel codice!

Attivare_compressione_codice_sbagliato.jpg

Attenzione: questo codice per la compressione Gzip ha buone possibilità di schiantarvi il sito.

Partiamo da cosa NON fare assolutamente. Io sono incappato in questo codice (lo incollo sotto forma di immagine per chi va di fretta), da numerosissime fonti. Un caso più che palese di errore nei motori di ricerca, o meglio di inaffidabilità.

Questo codice si trova su moltissimi siti, ed è stato resiliente anche al mio fact checking, che di solito è piuttosto rigido; immagino che fosse un codice che è stato vero per un po’, magari con una vecchia versione di Apache o degli altri web server. Oppure, come accade sempre più spesso, qualcuno lo ha pubblicato, si è posizionato bene ed è partito l’assalto dei cloni, ovviamente senza che nessuno si sia preso il disturbo di verificare se fosse ancora valido. Ma se lo usate oggi compromette in modo piuttosto serio il file .htaccess, quello che bisogna modificare per attivare la compressione. In parole più semplici, il codice sopra, che è quello che si trova più facilmente cercando come si attiva la compressione Gzip su Aruba, vi manda in bomba il sito.

Attivare la compressione su Aruba: i passi giusti

Prima di tutto, un’avvertenza, che vale per tutti gli hosting: maneggiare il file .htaccess è un’operazione critica, che potenzialmente può bloccare tutti gli accessi al vostro sito. Quindi è consigliabile farsi aiutare da qualcuno che mastichi gli aspetti tecnici, che sia qualcuno che si occupa di ottimizzazione SEO come il sottoscritto, uno sviluppatore, un sistemista o in ogni caso qualcuno che abbia familiarità con concetti come FTP ed editor. In teoria, si tratta di qualcosa di semplice, ma è meglio salvare una copia di backup del file .htaccess prima di procedere. Scaricandolo direttamente dalla cartella FTP del nostro sito avremo anche la certezza di avere tutti i file e gli accessi necessari in caso di disaster recovery.

Poi, si può lavorare sul file. I codici che ho utilizzato per Aruba sono quelli trovati in questo post su HostingTalk.it. Ho avuto modo di sperimentare solo quelli del “classico” webserver Apache, ma visto che hanno funzionato non ho ragioni per pensare che gli altri consigli che troverete non siano altrettanto validi.

Nella pratica l’operazione è semplice: si tratta di aggiungere alcune righe di codice al file. Le prime da provare ad aggiungere sono le seguenti:

<IfModule pagespeed_module>
ModPagespeed on
</IfModule>

Queste tre righe sono sufficienti ad attivare il modulo mod_Pagespeed sviluppato da Google. Il mio consiglio è di salvare il file così modificato, caricarlo e testare su GTmetrix e Google Pagespeed se i risultati sono migliorati. Se tutto funziona, possiamo provare ad aggiungere queste altre righe e ripetere il test.

AddOutputFilterByType DEFLATE text/html
AddOutputFilterByType DEFLATE text/xml
AddOutputFilterByType DEFLATE text/css
AddOutputFilterByType DEFLATE application/xml
AddOutputFilterByType DEFLATE application/xhtml+xml
AddOutputFilterByType DEFLATE application/rss+xml
AddOutputFilterByType DEFLATE application/javascript
AddOutputFilterByType DEFLATE application/x-javascript

Queste sfruttano un altro motore di compressione, mod_deflate, il che in teoria le renderebbe ridondanti rispetto alle prime. Nel dubbio, ho notato che inserire entrambi i set non sembra avere controindicazioni, ma ammetto di non conoscere così a fondo il pianeta dei webserver da sapere se siamo nel campo dello sciamanesimo oppure no. (per la verità, se qualcuno potesse darmi una risposta definitiva e dirimente, sarebbe molto gentile ;) ).

Attivare la compressione Gzip serve?

Per dirla in gergo rigorosamente tecnico, f**k yes. Sul sito Aruba sul quale l’ho collaudata (fulci.it, di proprietà di un amico) e che non ha nessun altro tipo di ottimizzazione rigorosa, abbiamo avuto un incremento di un 20 – 25 punti su Pagespeed Insights e di una trentina di punti su GTmetrix.

Il sito che state leggendo si trova su Dreamhost e al momento usa un codice un po’ diverso,

<ifmodule mod_deflate.c>
AddOutputFilterByType DEFLATE text/text text/html text/plain text/xml text/css application/x-javascript application/javascript text/javascript
</ifmodule>

Ma su GTmetrix si comporta così:

I risultati su Pagespeed sono un po’ meno lusinghieri (57 / 71) ma hey! Un blog, mantenuto a “insulti, calci e nastro isolante” su un hosting condiviso: non mi posso lamentare.

Insomma, vale assolutamente la pena di attivare la compressione, ma bisogna fare i passi giusti con sicurezza e soprattutto avere pronto il piano B: un file .htaccess sicuramente funzionante da usare come backup, gli accessi FTP a posto e un editor di testo. Soprattutto se come me usate WordPress e se come me cedete alle lusinghe dei plugin.

Su WordPress editing facile del file .htaccess

Il popolare sistema di gestione dei contenuti ci permette di fare tutto in modo semplice. A volte, come in questo caso, anche troppo facile. Già il semplice plugin Yoast SEO ha una sezione Strumenti che ci permette, usando la voce modifica file, di gestire e modificare il nostro file .htaccess. Mister Yoast la fa apparire una cosa estremamente semplice (e in effetti dal punto di vista pratico lo è), ma si dimentica di dirci che se sbagliamo una virgola rompiamo (malissimo) il nostro sito. Dove “rompiamo malissimo” è da leggere come “nessuno può vedere il sito e non accedo più a nulla nemmeno piangendo sangue e masticando cocci di vetro” fino a quando non carico via FTP un file .htaccess funzionante o quantomeno elimino, sempre via FTP, quello che ho sfasciato perché pensavo avesse lo stesso impatto tecnico di una meta description.

Anche altri plugin più specifici hanno lo stesso problema: possiamo facilmente trovarne una secchiata facendo una ricerca nella directory dei plugin, ma la sostanza non cambia. Una piccola dimenticanza o un carattere sbagliato possono darci problemi.

Per concludere, il mio consiglio è di attivare senza dubbio la compressione Gzip, ma di farlo solo se siamo assolutamente sicuri di saperci mettere le mani anche in caso di problemi. In alternativa facciamolo fare a un tecnico o comunque a un esperto. Saranno comunque soldi spesi bene.

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