Quanto costa la certificazione ECDL

Quanto costa la certificazione ECDL?

Quanto costa la certificazione ECDL in Italia, fra prezzi “ufficiali” (che non esistono) e consuetudini per chi offre certificazioni e corsi.

Rispondendo a una domanda arrivata su questo sito (ma senza mail per una risposta!) ho preso qualche informazione. Cercherò di raccontare quanto costa la certificazione ECDL in Italia, in base alle informazioni disponibili e naturalmente alla mia esperienza diretta.

Quanto costa la certificazione ECDL secondo il listino ufficiale?

Qui la risposta è facile: non esiste un listino ufficiale con i costi degli esami ECDL e della certificazione. L’istituto che gestisce la patente europea del computer non ha fini commerciali e per questo motivo non eroga direttamente corsi, non pubblica direttamente libri e così via.

In realtà, il prezzo della certificazione ECDL dipende dal test center e dal tipo di approccio che vogliamo dare. Infatti possiamo decidere di sostenere i soli esami, oppure di seguire un corso.

Quanto costa certificarsi ECDL se vogliamo sostenere solo gli esami?

Qui possiamo farci aiutare dal sito ufficiale italiano, che nella sezione Domande Generiche ha una risposta a questa domanda. Il prezzo medio da loro rilevato è di 90 euro per la skill card, cioè il “libretto” sul quale verranno registrati gli esami, e di 30 euro per esame. Per i 7 esami dell’ECDL Full Standard questo ci porta a un totale di 300 euro.

Tuttavia, basta farsi un rapido giro online per renderci conto che si tratta di un’indicazione di massima. Fra costi competitivi e convenzioni si arriva serenamente a 75 euro per la skill card 25 per ciascun esame. 250 euro in tutto.

Tuttavia non è ancora il momento di tirare fuori il portafoglio. Infatti il mio consiglio è quello di informarsi prima sui corsi disponibili. Molti di questi infatti offrono skill card e esami compresi nel prezzo. Il che ci porta al secondo punto.

Quanto costano i corsi ECDL?

Dire che si trova di tutto sarebbe riduttivo. Chi è ancora in età da scuola superiore o università può iniziare informandosi presso il proprio istituto, che spesso offe corsi gratuiti o a prezzi convenzionati. Naturalmente esistono anche corsi privati, ma il mio consiglio è sempre quello di contattare gli enti formativi della propria zona.

Sfortunatamente infatti in Italia è poco nota, ma esiste una direttiva europea chiamata Formazione Continua individuale (FCI) che mette a disposizione per qualsiasi lavoratore un “voucher” per seguire corsi di aggiornamento, non solo strettamente professionale, piuttosto consistente. Si parla di qualche migliaio di euro. Il bello è che basta chiederlo attraverso un ente formativo.

Molti enti, proprio per questo, offrono corsi ECDL a costi che, con la convenzione, diventano estremamente competitivi. E spesso includono nel “pacchetto” anche le skill card per sostenere gli esami. A conti fatti, potremmo tranquillamente arrivare a pagare il corso meno dei soli esami se li comprassimo per conto nostro.

Quindi il mio consiglio è questo: prima di cercare un test center, cerchiamo un corso convenzionato. Potremmo ottenere la certificazione ECDL risparmiando un bel po’.

La Stampa e Google

Google, La Stampa e l’importanza dei contenuti

Google sta siglando una partnership con otto provider di contenuti europei. Ne parliamo diffusamente su MCCPost, ma come sempre qui mi ritaglio lo spazio per qualche riflessione più personale.

Prima di tutto, un po’ di sano campanilismo: che l’editore online scelto per l’Italia sia La Stampa di Torino, è senza dubbio una fonte di gioia per un piemontese, e una lezione per tutti: si può fare innovazione, ed eccellere, anche nel nostro “antiquato” Piemonte. Che poi, a ben guardare, fra scoperte vecchie e nuove, proprio tanto antiquato non è (pensiamo a Olivetti, per esempio, o all’aver portato in Italia la rivoluzione industriale, giusto ricollegarmi anche al mio amore per lo Steampunk).

Poi, una seconda considerazione: Google ha Google News, il più potente aggregatore di notizie che la storia ricordi, eppure decide di collaborare con i fornitori di contenuti. Naturalmente ci sono molte motivazioni, di natura diversa, dietro a questa scelta, fra cui quella di risanare una frattura storica fra editori, fornitori di contenuti e Google, accusato di “rubare” utenti proprio a causa di News (anche se chiunque abbia anche solo una vaga idea di come funzioni Internet sa quanto questa speculazione sia infondata). Tuttavia Google, probabilmente anche per calmare le acque, ha messo in pieno un piano che prevede proprio la collaborazione con alcuni dei suoi “potenziali nemici”, probabilmente quelli più propensi alla tecnologia, che probabilmente hanno accettato di buon grado.

Infine, l’ultima osservazione, che si lega maggiormente alla creazione di contenuti, quindi al content marketing, che vorrebbe essere una delle colonne personali di questo blog. Per la verità due, ma una è poco più di un inciso.

Da un lato abbiamo editori tradizionali che, davanti a un prodotto innovativo come Google News, si stracciano le vesti e fanno i capricci, gridando al furto, con schiere di flagellanti al seguito, spesso professionisti dell’informazione rimasti fermi, professionalmente, al 1980. Dall’altro abbiamo editori tradizionali, come La Stampa (che per inciso, è in giro dal 18-maledetto-97, quindi non è propriamente una startup) che colgono le opportunità, innovano e da giornale cittadino diventano parter europei di Google. Mettendo le mani su una fetta dei 150 milioni di euro nel processo. Indovinate a quale delle due fazioni sarà ancora in giro nel 2097…

Infine, l’ultima delle mie opinioni su questa storia: i contenuti di qualità vincono sempre. Certo, il caso dei quotidiani non riguarda propriamente il content marketing, ma il concetto è invariato. Google News sarebbe nulla senza partner che producono contenuti editoriali di qualità, e questi partner a loro volta sarebbero nulla senza contenuti.

Spesso, durante le mie lezioni di web marketing e content marketing porto come esempio provocatorio quello che amo chiamare il caso 4chan (magari ne parlerò diffusamente, prima o poi), per spiegare come il content marketing, in questo caso esasperato nella declinazione di user generated content nel campo dei meme e del trash, possa essere sufficiente da solo per trainare il successo di un sito. Oggi la storia è un po’ diversa da quando è nato il celebre sito, ma un concetto rimane invariato: avere contenuti di qualità significa conquistare raggiungibilità anche nel tempo, credibilità, offrire un servizio importante. Se vogliamo estremizzare, avere contenuti di vera qualità significa poter fare a meno dei trucchetti del SEO, dei vezzi della grafica esasperata e in un impeto di tautologia, direi anche del content marketing stesso.

Google crede nei contenuti. Se dobbiamo credere a Google Trends, anche il resto del mondo inizia a crederci.

Pensateci la prossima volta che dovete pianificare una strategia.

Open Humans Network

Umani Open Source per la ricerca – MCCPost

Ieri ho scritto per MCCPost un articolo un po’ fuori dagli schemi, in cui affronto un argomento attuale e controverso: il connubio fra tecnologia, medicina e ricerca. Potete trovare i dettagli nell’articolo, ma la sostanza è che Open Humans Network, una neonata fondazione, permette a qualsiasi cittadino statunitense di donare alla scienza i propri dati medici, rinunciando a una parte della propria privacy a vantaggio della ricerca.

Certo, ci cono decine di interrogativi, in particolare sul tipo di verifica che verrà fatto sulle credenziali dei ricercatori che chiedono di utilizzare questi dati, e sul rigore scientifico con cui verranno raccolti. Il secondo però è un problema di tutti i sistemi di raccolta diffusa, è già stato sollevato anche per ResearchKit di Apple.

Rimane però un punto, importante: quanto la tecnologia, anche quella che usiamo quotidianamente, può aiutare la scienza in generale e quella medica in particolare?

Moltissimo. Ma ci vogliono le giuste competenze. Per il momento, almeno a leggere quello che accade nella “mia” rete, sembrano essersene accorti più gli esperti di tecnologia che quelli di medicina. Prima di tutto, probabilmente, perché conosciamo meglio le potenzialità degli oggetti che usiamo ogni giorno, poi perché sappiamo perfettamente che la tecnologia non è solo un fastidio innestato a forza nelle procedure quotidiane che funzionavano benissimo con la carta. Infine, perché un appassionato di tecnologia non è passato attraverso gli anni ’90 senza aver ascoltato almeno una volta la voce della sirena della cultura Cyberpunk.

Tornando a noi, ci vogliono le giuste competenze. Che non possono e non devono essere solo quelle tecnologiche. Come amo ripetere anche durante i miei corsi, Il Digitale deve offrire soluzioni, non creare problemi. Vale anche per la tecnologia in generale, ma purtroppo, quello di “lasciar fare agli informatici” è un vizio piuttosto diffuso nel nostro ambiente, che spesso ha portato più problemi che soluzioni. Interfacce inusabili, comunicazione assente, valore aggiunto imperscrutabile, sono tutti difetti che hanno portato al problema di cui sopra, cioè la scarsa adozione della tecnologia, proprio negli ambienti in cui, forse, servirebbe di più.

Chissà se l’attenzione sollevata da iniziative come questa porterà, finalmente, a un dialogo costruttivo fra il Digitale, che deve essere uno strumento, e la ricerca, che in questo caso è il fine. Medicina, è il momento di fare la tua mossa.

illustrazione di schermo con lucchetto

Recuperare le Password dimenticate – MCCPost

Per MCCPost.com oggi ho scritto una guida sul recupero delle password dimenticate attraverso il salvataggio automatico dei browser. Un’operazione immediata per gli esperti, che però può salvare tempo e sforzi a chi è agli inizi della sua vita digitale.

Fra i tipi di contenuti che creo, le guide o tutorial sono fra i miei preferiti, per diversi motivi.

Prima di tutto, perché sono una delle forme più dirette di divulgazione: hai un problema, trovi la soluzione. Facile, rapido. Poi perché circostanziare un problema e fornire le istruzioni per risolverlo da zero in tre minuti è un’ottimo esercizio per chi fa divulgazione per lavoro. Spesso gli spunti per le guide arrivano proprio dalle domande dei miei allievi, e, viceversa, quello che mi viene commissionato come tutorial diventa un’ottimo spunto per le lezioni, quando la rigidità di programmi come ECDL lo permette.

Infine, l’aspetto strategico non è da sottovalutare. Le guide sono una forma di content marketing potentissima: rispondono a necessità reali e dimostrano meglio di molte altre la competenza nel campo che vogliamo coprire. Inoltre, visto che molti problemi si manifestano ciclicamente, hanno una vita lunghissima (ne parlerò in un prossimo articolo) molto maggiore per esempio dell’attualità o dei contenuti creati sull’onda delle mode. Per questo motivo, quando è fattibile, consiglio a chi mi affida la gestione del proprio content marketing di includerli nel progetto. E spesso funziona!

Ultima postilla: visto che per me sono un’ottimo spunto di conversazione, se avete qualche problema da risolvere, scrivetemi ! Se è tecnicamente possibile, vi risponderò sotto forma di tutorial, qui o altrove ;)