Lezioni di SEO - un esempio di cosa racconto a scuola

Lezioni di SEO – Snippet lunghi, Facebook e pragmatismo

Lezione di SEO all’interno del corso di Tecnico Grafico per il Multimedia e il Web Design presso EnAIP Biella del 18 gennaio 2018

Come ho già raccontato varie volte, spesso le lezioni di SEO devono abbracciare diversi argomenti. Del resto la professione di esperto SEO è multidisciplinare per sua stessa natura: oggi si scrive di computer quantistici, domani di articoli per ferramenta, dopodomani di cibi esotici: in fondo è il suo bello, non ci si annoia mai.

In questa lezione, oltre ad esserci cimentati con la stesura dei primi testi, abbiamo visto un paio di argomenti di attualità: un concetto fondamentale che ogni buon insegnante, SEO soprattutto, dovrebbe sempre far passare è che il nostro mondo è in continua evoluzione, spesso con ritmi nevrotici. Ecco perché abbiamo parlato sia dei nuovi cambi nell’algoritmo di Facebook, sia dei nuovi Snippet più lunghi all’interno delle SERP di Google.

Lezioni di SEO, ha senso parlare di Facebook?

In realtà fa parte di quelli che io chiamo “argomenti tangenti”: è vero che SEO e Facebook hanno pochi punti di contatto, o comunque la connessione non è così immediata, ma non è difficile prevedere come un crollo della reach organica sul social media possa persuadere alcune aziende a tentare nuove strade, fra cui potrebbe esserci quella di avviare un lavoro di revisone SEO del proprio sito. E poi, cari allievi che leggete, non mi stancherò mai di ripetere che questo è un mondo in cui bisogna sapere sempre tutto quello che accade!

Lezione di gennaio 2018, SEO convenzionale, non e un po’ di discorsi di massimi sistemi

Ecco il testo che ho riportato su Google Classroom, qui riportato con qualche aggiustamento estetico (Google Classroom non supporta le formattazioni dei documenti).


Lezione SEO del 18/01/2018 – Come cambia il mondo, spesso molto rapidamente.

Un brevissimo riepilogo degli argomenti legati all’ecosistema della comunicazione digitale ma non strettamente all’ambito SEO.
Prima di tutto, Mark Zuckerberg ha annunciato un cambiamento nell’algoritmo di Facebook, che darà sempre maggiore visibilità ai post delle persone, in particolare i nostri amici e parenti, e sempre meno alle “pagine”, in particolare quelle aziendali.
Visto che il tentativo è quello di rendere Facebook un luogo più “piacevole“: tra le righe molti esperti leggono un tentativo di mettere un limite allo spam, alle fake news e in generale ai contenuti irrilevanti. Ecco spiegato anche un giro di vite annunciato sui contenuti pensati per fare clickbait, come “tagga i tuoi amici” o “condividi se…”.
Il dato oggettivo è che le aziende che desiderano conservare lo stesso livello di visibilità su Facebook dovranno, presumibilmente, aumentare i budget per la promozione.

Snippet più lunghi. Cambia tutto o non cambia nulla?

Altra novità, meno “epocale” ma sicuramente più rilevante con le attività SEO, riguarda un cambiamento nei risultati di ricerca (Le SERP, come vengono definite in gergo): Google infatti ha iniziato a restituire sempre più risultati con snippet più lunghi: la descrizione al di sotto dell’indirizzo insomma, non sarà più limitata ai circa 160 caratteri canonici che abbiamo utilizzato finora, ma potrebbe arrivare anche a 320, e contenere informazioni aggiuntive come link a sezioni interne.
In realtà non è un reale cambiamento, questo tipo di snippet esiste almeno dal 2009, ma diverse ricerche indipendenti confermano come ora siano più presenti rispetto al passato.

Dobbiamo cambiare il modo di pensare alle meta description?

Tipicamente, le buone pratiche SEO spiegano come lo sippet corrisponda al campo

<meta name=”description”

che inseriamo in ciascuna pagina. Il che è vero, ma spesso i risultati di ricerca con snippet lunghi fanno eccezione: in questo caso infatti Google predilige scandagliare la nostra pagina alla ricerca di informazioni che, in base all’algoritmo, possono essere più utili all’utente, in base alla ricerca che ha fatto.
Quindi, non solo lo snippet spesso non corrisponderà più alla meta description, ma potrebbe (e per la verità accade piuttosto spesso), cambiare per la stessa pagina in funzione delle keyword per cui è presente in SERP.

Il consiglio pratico è quello di seguire il suggerimento di Moz: verificare se nelle SERP in cui il nostro sito è posizionato sono presenti long snippet e in quel caso provare a modificare la meta description rispondendo alla nuova specifica; ma sapendo che probabilmente Google continuerà a estrarre il testo che ritiene più rilevante dal corpo della pagina.


Lezione di SEO sugli snippet, un’integrazione

Purtroppo il sistema di Google Classroom non permette di inserire immagini in pagina (andrebbero allegate, il che ne mina la leggibilità), quindi riporto qui una brevissima ricerca appena effettuata proprio in merito agli snippet lunghi. Ecco come si presentano le due pagine di questo sito meglio indicizzate, in base alla keyword per la quale vengono raggiunte.

Pagina 1, dispense ECDL gratis

Meta description dichiarata:
<meta name=”description” content=”Un articolo-segnalibro per trovare rapidamente le dispense ECDL gratuite per i corsi ECDL Full Standard e Base, aggiornato periodicamente.”/>

Risultati nella ricerca:

“moduli ECDL pdf”

Risultati di ricerca ilkappa.com con snippet lungo

“ECDL libro download”

Risultati di ricerca ilkappa.com con snippet lungo

“Dispense moduli ECDL”

Risultati di ricerca ilkappa.com con snippet lungo

Pagina 2, Seo a Biella

Meta description dichiarata:
<meta name=”description” content=”Fare SEO a Biella, o in generale nella provincia italiana, e lavorare bene. Ecco un po’; della mia esperienza, come consulente e come insegnante SEO.”/>

Risultati nella ricerca:

“Posizionamento SEO Biella”

Risultati di ricerca ilkappa.com con snippet lungo

“Lezioni di SEO a Biella”

Risultati di ricerca ilkappa.com con snippet lungo

“SEO a Biella”

Come possiamo vedere, di sei SERP analizzate, solo una utilizza la meta description ed è anche l’unica con snippet “breve”. Se proviamo a pensare all’intenzione di ricerca è anche piuttosto comprensibile: si tratta di quella con l’intento più “generico”, quindi la meta description, presumibilmente, risponde alle esigenze dell’utente.

Come accennato, questo materiale è stato utilizzato all’interno di una lezione nel corso di Tecnico Grafico per il Multimedia e il Web Design presso EnAIP Piemonte, CSF di Biella. Riporto anche la stessa bibliografia:

Dichiarazione ufficiale di Mark Zuckerberg sul cambio negli algoritmi di Facebook;

Il mio articolo sul sito dell’agenzia di comunicazione Hydrogen sull’argomento

Lezioni di SEO

Lezioni di SEO: le più importanti sono sulla tua pelle

Qualche giorno fa, come mi sembra sia abbastanza noto dai risultati ottenuti, ho fatto un piccolo esperimento, creando una pagina che parlava di come si lavora con la SEO a Biella e in provincia in generale.

Quel post, ovviamente, era sia un modo divertente per dire alcune cose, sia un esperimento per vedere quanto fosse facile o difficile scalare la SERP su una parola chiave piuttosto presidiata ma molto verticale; si è trasformata in una delle lezioni di SEO più importanti della mia vita recente.

SEO, Biella. Esperimento riuscito. A metà.

Bene, le cose sono andate in modo imprevedibile. Appena il buon vecchio Google ha recepito il post, questo è volato in terza posizione. Onestamente, mi aspettavo qualcosa visti i volumi in gioco e la struttura della SERP di Google (sulla cui analisi ho imparato più in un’ora di corso del buon Alberto Puliafito che nella totalità delle robe che i vari guru spacciano in giro). Ma direttamente in terza posizione, subito dopo due pagine di chi ci ha investito tempo e risorse, è una specie di wet dream per chi lavora (o si diverte, come il sottoscritto) con la SEO.

posizionamento SERP ilkappa.com

E questa è la metà buona.

Quella cattiva è che il giorno dopo la pagina è stata calcioruotata fuori dalla SERP di Google. Non retrocessa, proprio sparita. Anche cercando nel solo sito, la pagina non era visibile.

Cosa succede quando una pagina sparisce improvvisamente dalla SERP

Il primo istinto, per un consulente SEO, è comprare abbastanza medicinali contro l’ansia da sedare un intero gruppo di whatsapp di mamme informate. Poi però bisogna iniziare con le cose serie.

Check list minima in caso di pagine sparite dalla SERP

  • la pagina è ancora raggiungibile?
  • la pagina è ancora in sitemap?
  • la pagina è raggiungibile attraverso la serp di altri motori, per esempio Bing?
  • la pagina è sparita per una sola parola chiave, per le sue derivate o per qualsiasi cosa?

Nel mio caso specifico, tutto ok fino a Bing. Poi, zero. Anche scandagliando tutte le pagine che Google vedeva del mio sito. Cosa era successo? Mistero. E panico.

Una pagina del mio sito è sparita dalla SERP. Cosa può essere successo?

Gran bella domanda, per rispondere alla quale devo prima chiudere la vicenda: la pagina è tornata in SERP dopo qualche giorno. (mentre sto scrivendo è al quinto posto per “SEO a Biella” e nona per “SEO Biella”, un risultato comunque interessante).

Dopo un po’ di studio e qualche analisi, mi sono convinto che per quello che è accaduto esistono tre possibilità, che elenco dalla più incredibile a quella che secondo me è più realistica:

  1. La mia pagina è stata rimossa dalla SERP in seguito a una segnalazione.
    • Ipotesi: Google mette a disposizione uno strumento apposito per segnalare pagine con contenuti non conformi e non di qualità, e anche se non è così raggiungibile, un bravo esperto SEO sa perfettamente dove si trova.
    • Tesi: Tuttavia mi sembra fantascienza che qualcuno si sia preso una tale briga per eliminare un “concorrente” o perché indispettito dal mio operato. Diciamo che questa ipotesi è servita più che altro a massaggiare il mio ego.
  2. La mia pagina è stata rimossa dalla SERP perché sovraottimizzata
    • Ipotesi: Fra gli esperti di SEO e coloro che vorrebbero diventarlo come il sottoscritto, è cosa più che nota che a Google non piacciono i giochetti. Sarebbe più corretto dire che nel 2017 lo sanno anche i sassi che scrivere per forzare il posizionamento di parole chiave e fare altre cose strane ci trascina verso il baratro. E la pagina che ho realizzato era, per molti aspetti, un esperimento per vedere quale fosse il limite fra una forzatura “sana” delle parole chiave e un coacervo di trucchetti, anche se di quelli veniali.
    • Tesi: L’algoritmo di Google tuttavia è piuttosto “sveglio” e di solito le pagine “stuffate” escono dalla SERP soprattutto se vengono modificate e gonfiate intollerabilmente dopo esservi entrate. Altrimenti, solitamente, vengono relegate fin da subito ai risultati più remoti. Vero è anche che con i volumi in gioco è possibile che il tempo macchina dedicato alla scansione sia stato in prima istanza talmente poco da permettere solo un controllo di superficie (ma, in tutta onestà, non so quanto il crawler sia un algoritmo time-critical).
  3. La mia pagina è stata rimossa dalla SERP perché ho generato “artificialmente” un volume anomalo.
    • Ipotesi: Nessuno sa bene cosa succede sotto il cofano di Google (ricordiamoci che la SEO è per una buona parte fatta di ipotesi e reverse engeneering casereccio), ma una cosa è certa: i nodi vengono al pettine e le anomalie non passano inosservate. Ovviamente, dopo aver posizionato la pagina, ho passato qualche giorno a mostrarla a colleghi e amici esperti, un po’ perché mi sembrava una lezione di SEO empirica interessante, un po’ perché come tutti i giornalisti, ho un ego famelico. Questo ha senza dubbio generato un volume di ricerche anomalo, su parole chiave e derivate a volumi così bassi.
    • Tesi: suona un campanello, la pagina viene “sospesa”. Nel frattempo il sistema verifica se la pagina in sé ha problemi o forzature, oppure se le visite sono state pilotate in qualche modo non lecito. Dopo qualche giorno, verificato che non ci sono state particolari stranezze, probabilmente la pagina viene nuovamente indicizzata. Per mia fortuna, la forzatura è stata dettata soprattutto dall’ingenuità: non avendo tenuto in considerazione i volumi, non pensavo che la ventina di visite “agevolate” dai miei contatti potessero suonare come qualcosa di illecito. Tuttavia mi sembra l’ipotesi più credibile perché la pagina è tornata al suo posto.

Cosa ho imparato dalla mia pagina sparita dalla SERP e poi riammessa?

Diverse cose, ma soprattutto ho avuto alcune conferme.
La prima è che, come già i più esperti sostengono da tempo, Google non “penalizza”: ti rimuove e basta. Può essere un cartellino giallo o rosso, ma per intanto la tua pagina viene “accomodata” non solo fuori dalle SERP, ma proprio fuori dall’indice. Insomma, le ammonizioni non esistono: se la mia pagina perde posizioni, è perché le informazioni non sono più così utili o perché altri stanno facendo un lavoro migliore del mio. Se istigo Google a passare con la mannaia, sparisco. Ma non vengo “retrocesso” o “indietreggiato” artificialmente.

Secondariamente, che i giochetti non pagano mai, anzi. Tutto quello che suona poco meno che naturale, fa scattare i sistemi di allarme. E se ha “tirato le orecchie” a me per una cosa ultra verticale e ultra locale come quella di cui racconto, figuriamoci cosa può capitare dove ci sono i volumi veri e la competizione è spietata.

Terzo, che però la qualità paga sempre e che #writeforhumans è davvero la strada. L’unico motivo per cui la mia pagina si è “salvata” è perché, al di là di qualche piccola furberia, è stata pensata davvero con l’intenzione di dire qualcosa, di raccontare un’esperienza, di essere utile. Ma soprattutto, di essere frutto di una esperienza diretta e unica.
Quindi, ancora una volta: l’unico vero “trucco SEO” di cui abbiamo veramente bisogno è quello più difficile da accettare: scrivere bene e dare informazioni rilevanti è il primo punto in cima alla lista.
Dopo, spesso molto più in basso, viene tutto il resto.