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Quando l’innovazione perde di vista la realtà è ancora utile?

La domanda nasce da uno dei tanti servizi fra il serio e il faceto che “valutano” il nostro pericolo di essere sostituiti dall’intelligenza artificiale

    Qualche giorno fa ho inserito il mio profilo LinkedIn su Perfectly Roast. Per chi non lo sapesse, è un servizio (l’ennesimo, a dire il vero) basato su IA che analizza la tua storia professionale e ti “insulta” spiegandoti quanto sei vulnerabile nell’era dell’automazione.

    È divertente. È schietto. È molto Silicon Valley nell’accezione più neutra possibile del termine e ti massacra: del resto Roast è un modo di fare commedia basato su questo. Ed è innegabile che dietro all’umorismo ci sia molta verità.

    Ma mentre analizzava i miei dati, e mi restituiva un risultato poco confortante, ho pensato a tutte le persone che incontro ogni giorno, nelle aziende o durante i miei corsi di formazione. Persone che magari gestiscono aziende, mandano avanti uffici o reparti e risolvono problemi reali, ma che si bloccano davanti a una è maiuscola (È) perché sulla tastiera italiana non c’è un tasto dedicato o davanti alla possibilità di aprire due schede del browser. E qui ho realizzato che il divario tra il mondo che esiste in strumenti come Perfectly Roast (e chi gli da troppo credito, a dire il vero) e il mondo reale è un abisso di consapevolezza.

    L’innovazione è diventata astratta: verità scomoda o solo un altro giovedì mattina?

    Esiste un modo di concepire l’innovazione che è totalmente scollegato dalla quotidianità. Ci riempiamo la bocca di “AI Adoption”, di “Prompt Engineering” e di “Digital Transformation”, dimenticandoci che una fetta enorme della popolazione attiva ha ancora difficoltà con operazioni che noi “addetti ai lavori” diamo per scontate.

    Saper fare una chiocciola, trovare le lettere accentate o capire la differenza tra un file salvato sul desktop e uno nel cloud sono troppo spesso temi che noi addetti, con un po’ di supponenza, liquidiamo come banalità, e come colpevole chi non le conosce. La realtà è che, come nello sport, sono i fondamentali: se sono fragili, non puoi costruirci sopra una quotidianità fatta di algoritmi e servizi avanzati. E, esattamente come nello sport, se nessuno si è mai preso il disturbo di insegnarteli, probabilmente non hai modo di conoscerli, anche se giochi tutte le settimane magari anche con buoni risultati.

    La realtà dei dati: l’alfabetizzazione digitale nel 2026

    Ho pensato che fosse una sensazione mia, magari polarizzata dal fatto che spesso e volentieri insegno in corsi di base e per principianti. Ma i dati parlano chiaro, anche se spesso si preferisce ignorarli perché l’innovazione non si vende da sola e, come dimostra la corsa all’IA, viviamo in un mondo in cui l’upselling è un comandamento.

    Secondo il Digital Economy and Society Index (DESI) 2025/2026, il quadro della competenza digitale in Europa presenta ancora zone d’ombra preoccupanti:

    • Competenze di base: In Italia, nonostante i progressi del PNRR, quasi il 40% della popolazione tra i 16 e i 74 anni non possiede ancora competenze digitali di base. (Fonte: European Commission – DESI Dashboard)
    • La trappola della sicurezza: I dati Istat evidenziano che, sebbene l’uso dello smartphone sia capillare, la consapevolezza sulla sicurezza è minima: meno del 35% degli utenti sa come gestire correttamente la propria identità digitale o attivare l’autenticazione a due fattori (2FA). (Fonte: Istat – Cittadini e ICT)
    • L’impatto dell’IA: Il report OECD Employment Outlook 2025 conferma che l’IA non sostituirà chi sa usarla, ma creerà un divario incolmabile per chi non ha le basi dell’alfabetizzazione digitale, aumentando il rischio di esclusione per le fasce meno formate. (Fonte: OECD – AI and the Labour Market)

    Insomma, mentre noi che in qualche modo abbiamo il privilegio di vivere l’innovazione, le fila di chi rischia di essere tagliato fuori da tutto si ingrossano ogni giorno che passa.

    Non è una colpa, è una storia di vita

    Qui voglio essere più che chiaro: non conoscere queste cose non è una colpa. Non c’è spazio per il sarcasmo o per la condanna. La vita è complicata. C’è chi ha passato gli ultimi vent’anni a far crescere i figli, a gestire crisi aziendali, a studiare medicina o a imparare come si coltiva la terra. Non tutti hanno avuto l’opportunità, il tempo o la fortuna di stare otto ore al giorno davanti a un monitor a osservare l’evoluzione delle interfacce e a fare i memini con l’IA spacciandolo per studio del prompt engeneering.

    Il tono degli esperti di digitale non dovrebbe essere quello del professore che bacchetta, o dell’allievo all’ultimo anno che irride il primino, ma quello del compagno di viaggio. Come diceva il vecchio saggio in Hagakure: “La Via risiede nella giusta respirazione”. Nel digitale, la “respirazione” è la comprensione dei concetti base, senza ansia da prestazione.

    Il valore aggiunto della formazione persona per persona

    Ecco perché credo fermamente che il lavoro di divulgazione e formazione individuale sia oggi più importante che mai. Potremmo automatizzare tutto, ma non potremo mai automatizzare il momento in cui una persona capisce finalmente come mettere in sicurezza la propria identità digitale e prova quella sensazione di potere e libertà.

    Questi sono alcuni dei motivi per cui ho scelto di insegnare: aiutare qualcuno ad appropriarsi della propria consapevolezza digitale significa, fra l’altro:

    1. Restituire tempo: Se impari le scorciatoie da tastiera (come l’uso dello Shift o del tasto Windows), smetti di lottare con il mouse e torni a casa prima, o puoi fare più lavoro con meno fatica.
    2. Ridurre l’ansia: Sapere cosa succede quando clicchi su un link sospetto ti rende un utente consapevole, non una vittima in attesa.
    3. Includere: Dare a tutti gli stessi strumenti per partecipare alla conversazione globale, che si tratti di LinkedIn o di una mail al comune.

    La mentalità digitale è un atto di pragmatismo

    Perfectly Roast e strumenti simili sono specchi interessanti, ma sono specchi deformanti. Ci mostrano un futuro accelerato, ma noi viviamo in un presente fatto di tastiere, password e procedure. (Oltre al fatto che, sinceramente, inizia a farmi molta tenerezza chi sente il bisogno di dimostrare a tutti i costi che è perennemente sulla cresta dell’onda).

    Il mio consiglio di sopravvivenza pratica? Se ti senti sopraffatto, torna alle basi. Non aver paura di chiedere come si fa la chiocciola o come faccio a capire dove ho salvato il documento. Ben lungi dall’essere un segno di debolezza, è l’inizio del tuo percorso di padronanza.

    Il digitale deve servire a noi, non il contrario. E la formazione è l’unico modo per assicurarci che il roast dell’innovazione non finisca per bruciare proprio le persone che dovrebbe aiutare.


    Qual è stata l’ultima volta che ti sei sentito “perso” davanti a un’operazione apparentemente semplice? Scrivimelo nei commenti. Non c’è giudizio, solo voglia di capire come rendere questo digitale un po’ più umano.

    Esercizi ECDL

    Esercizi ECDL per prepararsi all’esame: dove si trovano?

    Dopo aver studiato per il patentino ECDL (magari usando le dispense che ho segnalato ormai qualche anno fa), è giunto il momento di iniziare a pensare agli esami.

    Visto che a quanto pare oggi si deve fare così, se volete tagliare corto e andare direttamente all’elenco, ecco qui il link alle risorse .

    L’esame ECDL è forse la parte più critica del percorso, non tanto per la difficoltà in sé: chiunque abbia studiato bene le dispense e padroneggi un po’ i concetti di base non ha nulla da temere. Ma, come per tutti gli esami che hanno una forte componente formale, è indispensabile conoscerne anche il linguaggio e i modi. Un po’ come per la teoria della patente di guida: non basta conoscere il codice della strada, bisogna avere anche un po’ di familiarità con le modalità con cui vengono poste le domande.

    A cosa servono gli esercizi ECDL?

    Esattamente a quello che abbiamo detto qui sopra: a prendere confidenza con Atlas, la piattaforma per gli esami, e per verificare che, oltre ad avere capito la materia, siamo anche in grado di gestirla con le modalità dell’esame.
    Online si trovano moltissime piattaforme che promettono test ECDL, esami di prova e così via. Sfortunatamente poche mantengono, e anche la maggior parte delle altre liste simili a questa che si trovano online sono poco aggiornate o superficiali (e se devo essere spudoratamente sincero, spesso mi danno l’impressione che i link suggeriti non siano collaudati). Ne ho provati e selezionati alcuni, partendo da quelli più solidi. Sfortunatamente non c’è molto, l’impressione è che l’interesse intorno a ECDL sia un po’ scemato, ma alcune risorse offrono ancora abbastanza materiale per prepararsi. Li ho ordinati per utilità, in modo da rendere la lista più fruibile.

    ESERCIZI ECDL e TEST ECDL di prova

    Ecco qui quello che si trova online; ho fatto un breve collaudo a tutti i collegamenti che propongo.

    Matematicamente.it

    Anche se non è davvero il sito ufficiale di ECDL per l’Italia, ne è praticamente il facente funzione. Alla pagina https://www.matematicamente.it/test-e-quiz/ecdl/ possiamo trovare sia esercizi sia quiz ECDL molto simili a quelli degli esami. Per qualche curioso motivo la lista è organizzata su due pagine e mentre sto scrivendo questa breve guida i test, chiamati simulazioni, si trovano in fondo alla prima pagina e all’inizio della seconda. Facendo clic su un collegamento si apre una pagina con una breve spiegazione. In questa dobbiamo fare clic su apri la simulazione X del modulo N

    Esercizi ECDL: avviare quelli di Matematicamente.it
    Simulazione esame ECDL di Matematicamente.

    Si aprirà una nuova finestra del browser, nella quale si attiverà la simulazione. Purtroppo le simulazioni richiedono Adobe Flash, considerato poco sicuro dalla maggior parte dei browser moderni, per cui probabilmente dovremo fare clic nella finestra del browser per attivarlo.

    Esercizi ECDL: attivare Flash

    E consentire l’attivazione nel browser, poi finalmente avremo accesso al test.

    Esercizi ECDL: consentire Flash

    Finalmente avremo accesso alla simulazione:

    Esercizi ECDL: i test di Matematicamente.iy

    ECDL Simulazioni su Informaquiz.it

    Una pagina che non conoscevo e che ho trovato dopo qualche ricerca: i test sono realizzati in maniera valida; anche questi richiedono Adobe Flash, quindi anche in questo caso dovremo attivarlo e consentirne l’esecuzione.

    Da questa pagina: http://www.informaquiz.it/ecdl dobbiamo solo scegliere il modulo che ci interessa (per esempio Computer Essentials), scorrere la pagina fino in fondo e fare clic su Avvia:

    Esercizi ECDL avvio
    Informaquiz ECDL

    Possiamo anche scegliere la modalità per l’esame. Questa versione contiene anche alcune simulazioni “live”, che emulano il comportamento del sistema operativo.

    SimulATLAS: Per chi ama le sfide…

    SimulATLAS è il programma ufficiale di AICA per l’esame ECDL: per intendersi è quello usato dai test center per fare gli esami, quindi prima o poi qualsiasi studente ECDL lo incontrerà… tanto vale anticipare i tempi! Per chi vuole provare davvero l’ebbrezza dell’esame prima di trovarsi in aula, è la simulazione ECDL definitiva.

    Il programma è a pagamento, ma la versione gratuita, che si può scaricare dal sito ufficiale, contiene alcuni test ECDL di prova. Tuttavia, l’installazione può essere un po’ impervia, in particolare per chi sta familiarizzando con il mondo digitale.

    ECDL.it: prepararsi

    La sezione ufficiale del sito ECDL purtroppo non è ricca di esami ed esercitazioni come ci si aspetterebbe, nonostante sia l’unica pagina ufficialmente suggerita da AICA (che gestisce ufficialmente di ECDL in Italia). I libri in vendita non mancano, ma per chi preferisce le esercitazioni ECDL gratuite la situazione non è così rosea. Tuttavia, la sezione ECDL Full Standard | Sample Test ci permette di scaricare due cartelle compresse, una per l’esame su base Microsoft Office, l’altro per l’esame su base OpenOffice. Anche se non si tratta strettamente di esami, contengono un’ottima serie di esercitazioni per approfondire la materia. Il mio consiglio è di farli tutti, sia per spezzare la “monotonia” degli esami ECDL sia per imparare qualcosa in più ;)

    Quanto costa la certificazione ECDL

    Quanto costa la certificazione ECDL?

    Quanto costa la certificazione ECDL in Italia, fra prezzi “ufficiali” (che non esistono) e consuetudini per chi offre certificazioni e corsi.

    Rispondendo a una domanda arrivata su questo sito (ma senza mail per una risposta!) ho preso qualche informazione. Cercherò di raccontare quanto costa la certificazione ECDL in Italia, in base alle informazioni disponibili e naturalmente alla mia esperienza diretta.

    Quanto costa la certificazione ECDL secondo il listino ufficiale?

    Qui la risposta è facile: non esiste un listino ufficiale con i costi degli esami ECDL e della certificazione. L’istituto che gestisce la patente europea del computer non ha fini commerciali e per questo motivo non eroga direttamente corsi, non pubblica direttamente libri e così via.

    In realtà, il prezzo della certificazione ECDL dipende dal test center e dal tipo di approccio che vogliamo dare. Infatti possiamo decidere di sostenere i soli esami, oppure di seguire un corso.

    Quanto costa certificarsi ECDL se vogliamo sostenere solo gli esami?

    Qui possiamo farci aiutare dal sito ufficiale italiano, che nella sezione Domande Generiche ha una risposta a questa domanda. Il prezzo medio da loro rilevato è di 90 euro per la skill card, cioè il “libretto” sul quale verranno registrati gli esami, e di 30 euro per esame. Per i 7 esami dell’ECDL Full Standard questo ci porta a un totale di 300 euro.

    Tuttavia, basta farsi un rapido giro online per renderci conto che si tratta di un’indicazione di massima. Fra costi competitivi e convenzioni si arriva serenamente a 75 euro per la skill card 25 per ciascun esame. 250 euro in tutto.

    Tuttavia non è ancora il momento di tirare fuori il portafoglio. Infatti il mio consiglio è quello di informarsi prima sui corsi disponibili. Molti di questi infatti offrono skill card e esami compresi nel prezzo. Il che ci porta al secondo punto.

    Quanto costano i corsi ECDL?

    Dire che si trova di tutto sarebbe riduttivo. Chi è ancora in età da scuola superiore o università può iniziare informandosi presso il proprio istituto, che spesso offe corsi gratuiti o a prezzi convenzionati. Naturalmente esistono anche corsi privati, ma il mio consiglio è sempre quello di contattare gli enti formativi della propria zona.

    Sfortunatamente infatti in Italia è poco nota, ma esiste una direttiva europea chiamata Formazione Continua individuale (FCI) che mette a disposizione per qualsiasi lavoratore un “voucher” per seguire corsi di aggiornamento, non solo strettamente professionale, piuttosto consistente. Si parla di qualche migliaio di euro. Il bello è che basta chiederlo attraverso un ente formativo.

    Molti enti, proprio per questo, offrono corsi ECDL a costi che, con la convenzione, diventano estremamente competitivi. E spesso includono nel “pacchetto” anche le skill card per sostenere gli esami. A conti fatti, potremmo tranquillamente arrivare a pagare il corso meno dei soli esami se li comprassimo per conto nostro.

    Quindi il mio consiglio è questo: prima di cercare un test center, cerchiamo un corso convenzionato. Potremmo ottenere la certificazione ECDL risparmiando un bel po’.

    Esercizi ECDL

    A cosa serve la certificazione ECDL

    Una domanda con una risposta molto semplice e molto complessa al tempo stesso: a cosa serve l’ECDL?

    La domanda in sé ha una risposta quasi scontata: serve a certificare le competenze di base o avanzate, in un settore informatico piuttosto specifico che, in assenza di una definizione migliore, possiamo definire l’informatica per l’ufficio. Chi è in possesso di un patentino, o certificazione, ECDL conseguito con la giusta serietà e una preparazione adeguata dovrebbe sapersi destreggiare, magari con qualche imbarazzo iniziale, fra tutte le necessita che oggi può avere chi usa il computer all’interno del suo lavoro e non è un tecnico.
    A scanso di equivoci: se qualcuno degli amici che legge abitualmente queste pagine si è trovato nella condizione di ricevere richieste come Installa tu il nuovo router visto che hai il patentino, o recupera tu i dati persi per colpa dell’ultimo virus, stia pure sereno: il problema non è suo, ma di chi gli sta facendo le richieste sbagliate: chiedere interventi del genere a chi ha una Patente europea per l’uso del Computer, equivale a chiedere a chi ha la patente di guida di smontare il motore dell’auto.
    Prima di divagare, veniamo al punto: la patente ECDL serve ad aumentare le nostre possibilità di essere assunti, in concreto. Per i dettagli specifici rimando alla pagina dedicata presente sul sito ufficiale italiano di ECDL, che non a caso si chiama proprio Spendibilità di ECDL.

    Quindi la certificazione ECDL serve davvero?

    Si, e in diversi settori:

    Per l’ingresso nelle graduatorie docenti di 2° e 3° fascia, le certificazioni ECDL specialised garantiscono 1,5 punti, come descritto nel D.M. 374 del primo giugno 2017.

    Per il personale ATA, il DM 640 del 30 agosto 2017 prevede, per l’aggiornamento delle graduatorie di istituto, un punteggio di valore anche per le certificazioni informatiche, secondo questa tabella:

    punteggi graduatorie ECDL

    la Nuova ECDL è praticamente identica a livello di punteggio:

    punteggi graduatorie Nuova ECDL

    Nella Pubblica amministrazione, a partire dalla legge Bassanini del 1998, è necessario dimostrare di conoscere l’uso del computer e almeno una lingua straniera. ECDL è un prerequisito in numerosi bandi e concorsi pubblici.

    In campo privato, anche se qui i contorni si fanno molto più sfumati, ECDL è l’unica certificazione ad avere il riconoscimento Accredia pertanto, se dobbiamo passare da un colloquio per un’agenzia di lavoro, essere in possesso della patente ECDL è il solo modo ufficiale e riconosciuto per attestare le nostre competenze digitali in modo certo e univoco, e spesso viene usato come criterio di selezione per tutte le figure in cui viene richiesta la competenza nell’uso del computer.

    Infine, nella scuola, ECDL è riconosciuta come credito formativo, sia negli istituti superiori, sia in numerosi corsi di laurea (ovviamente non in quelli del settore informatico!).

    Tutte queste informazioni, che provengono dalla pagina di AICA possono insospettire i più diffidenti, in fondo è un po’ come chiedere all’oste se il vino è buono. Eppure, anche facendo qualche ricerca indipendente, noteremo che le cose stanno così.

    La certificazione ECDL serve a trovare lavoro?

    Abbastanza, soprattutto negli impieghi della pubblica amministrazione e dei settori ad essa vicini. Guardate cosa succede se cerchiamo semplicemente “ECDL” fra le notizie in Google:

    ECDL nel mondo del Lavoro

    Due concorsi pubblici, solo nell’ultimo mese, hanno la certificazione ECDL come requisito d’accesso. Non male, vero?

    Insomma, come ogni tipo di riconoscimento, anche ECDL deve essere valutata nel suo contesto: ci sarà molto utile, sia a livello di opportunità sia a livello di competenze, per tutti gli impieghi in cui dobbiamo saper utilizzare il computer come strumento professionale. Naturalmente lo sarà molto meno per gli impieghi del settore informatico o dell’innovazione, in cui si da per scontato che le competenze digitali siano un requisito di partenza.
    Ma se vogliamo avviare una carriera nella scuola, nel pubblico impiego o in altri settori dei servizi, è meglio se pensiamo seriamente di conseguire (o rispolverare) la nostra certificazione ECDL.

    Di nuovo in Pista – BiellaInclude

    Dopo un periodo di assenza più o meno forzata, torno ad aggiornare questo blog parlando di uno dei progetti che mi ha tenuto impegnato in questi ultimi tempi: #BiellaInclude, il progetto di inclusione digitale dell’Agenda Digitale Biellese.

    Prima di tutto, faccio una doverosa precisazione: prima di partecipare al mio primo incontro ero piuttosto dubbioso sulle attività dell’Agenda Digitale ma, come ho detto in altre sedi, sono felice di essermi sbagliato. L’entusiasmo e la competenza con cui molti dei progetti sono portati avanti mi ha permesso di ricredermi e, per mia fortuna, di aderire.

    Cosa ho fatto?

    Semplicemente, mi sono occupato di coordinare il progetto di inclusione digitale, quello che nella preistoria avremmo chiamato alfabetizzazione informatica. Per fortuna, però, la strada scelta è stata molto diversa, e di questo sono piuttosto felice. Anche perché il progetto che abbiamo portato avanti è un po’ una mia creatura, visto che gli altri membri di questa linea d’azione hanno acconsentito (per convinzione o sfinimento ;) ) ad accettare buona parte della mia visione.

    Dal punto di vista tecnico e istituzionale non c’è molto da aggiungere ai documenti inclusi in questo articolo. In questa sede, come sempre, ne approfitto per chiarire un po’ meglio la mia visione. Procedendo per punti più o meno schematici e, mi auguro, chiari.

    Informatica? No grazie

    La primissima osservazione, nella quale insisto anche nella presentazione del progetto (che se WordPress collabora dovrebbe essere in corso mentre questo post raggiunge la rete), è molto semplice:

    L’informatica è un concetto superato

    Almeno per quanto riguarda l’insegnamento. Oggi ci sono ancora corsi  considerati “di informatica” semplicemente perché si fa largo uso di tecnologie e soluzioni digitali. Alcuni esempi? Corsi di Webdesign, corsi per l’utilizzo di Internet, ma anche quelli di Social Media Marketing o di comunicazione digitale. Questo avviene in particolare nelle sedi istituzionali, purtroppo. Quello che mi auguro è che questo progetto possa contribuire a modificare questo modo di vedere le cose. Penso infatti che sia chiaro per chiunque frequenta il Digitale che imparare a usare un tablet, a creare un blog o a fare acquisti online ha a che fare con l’informatica in senso accademico quanto andare a scuola guida a ha che fare con l’ingegneria meccanica.

    Non tutti vogliono (e devono) imparare le stesse cose

    Rimanendo sul paragone automobilisitico, così come c’è differenza fra essere pilota, autista, elettrauto, carrozziere, meccanico, progettista o designer, esistono differenze che l’ambiente dell’insegnamento deve recepire fra i diversi rami del Digitale. L’informatica in senso stretto è quella di programmatori, analisti e ingegneri del software, per esempio, mentre le professioni digitali si spingono molto più in la. Uniformare il tutto suggerisce l’idea sbagliata che un bravo grafico Web o un eccellente progettista CAD debbano essere anche informatici, mentre devono essere prima di tutto, rispettivamente, esperto di grafica e meccanico o architetto. Far ricadere queste professioni sotto l’egida dell’informatica sarebbe come dire che, negli anni ’80, un buon grafico doveva essere un ottimo chimico per conoscere le mescole dei colori che utilizzava.

    Insomma, oggi nella maggioranza dei casi il Digitale è uno strumento. Insostituibile, eccezionale, vantaggioso. Ma non è il fine. Un buon meccanico sa usare perfettamente i suoi strumenti, ma non significa necessariamente che li sappia progettare, gestire, mantenere. Credo che sia giunto il momento di estendere il ragionamento al Digitale, e in #BiellaInclude ho avuto, per mia fortuna, l’opportunità di rendere reale questa idea.

    Mi spingo un po’ più in la: anche all’interno di temi apparentemente analoghi, ci sono grandi differenze. Un rappresentante di commercio, per esempio, usa molto l’automobile e la patente gli è indispensabile. Tuttavia, non è lo stesso tipo di patente richiesta, per dire, a un conducente di veicoli conto terzi. Arriviamo al terzo punto.

    Diversi modi di imparare

    Oggi, chi vuole avvicinarsi al mondo digitale, non ha molte scelte se non i corsi ECDL o quelli di alfabetizzazione informatica, che spesso comunque sono declinati con temi analoghi ai primi. In questi corsi si apprendono le basi dell’uso del computer, l’utilizzo dei vari pacchetti per l’ufficio, di Internet e , nelle nuove versioni, sicurezza e strumenti di collaborazione online.

    Tuttavia, c’è un limite: l’eredità culturale di questi corsi, infatti, è quella del mondo professionale: si impara la stampa unione e a creare lettere aziendali e circolari, fondamentalmente. Il che è perfetto per chi deve includere competenze digitali nella sua professione.

    Ma non è quello che serve alle persone. Almeno, non a quelle che vogliono avvicinarsi al Digitale per interesse o curiosità personale, o che lo vogliono utilizzare nella loro professione al di fuori dei limiti del lavoro d’ufficio.

    Oggi c’è un mondo intero che si muove sui Social Media, per esempio, e non stiamo nemmeno prendendo in considerazione il mondo Mobile in senso stretto: App, pagamenti elettronici, dispositivi. Oggi il mondo della formazione ha recepito Skype e le Web App per l’ufficio, il che è ottimo, ma le persone nel frattempo hanno iniziato a usare WhatsApp e Periscope. Da un certo punto di vista è giusto così: corsi che garantiscono professionalità non possono essere completamente proni alle mode e agli usi del momento.

    Ma le persone ne hanno bisogno. Ecco perché ho proposto la nascita della

    Palestra Digitale

    L’idea alla base è semplice, e si rifà proprio alle palestre: creare spazi di apprendimento personalizzato e differito, che si possa adattare alle esigenze di ciascuno, ma che nello stesso tempo sia adattabile e facilmente replicabile.

    Il luogo dove si apprende il Digitale insomma, deve somigliare, almeno per chi vi si avvicina per interesse personale, sempre meno a un’aula e sempre più a un punto di aggregazione, in cui esercitarsi, provare e scegliere di volta in volta se sperimentare cose nuove, migliorare quello che si conosce o semplicemente scambiare conoscenze ed esperienze con altri curiosi.

    Abbiamo messo insieme un sistema che, anche nella struttura, ricorda proprio le palestre: insegnanti e tutor sono presenti, ma non fanno lezione in senso stretto, se non per un modestissimo numero di ore all’inizio. Per il resto saranno a disposizione per dare consigli, suggerire il lavoro da fare, correggere e aiutare. Esattamente come nelle palestre.

    La Palestra Digitale è un’idea che, nel suo piccolo, rivoluziona non solo il modo di insegnare il Digitale, ma il concetto stesso di Digitale, allontanandolo dalla vecchia identità “Digitale = Informatica” che ne blocca la diffusione, allontanandolo dalle persone.

    Mi auguro, con questa idea, ma soprattutto con i presupposti che l’hanno generata, di contribuire insieme con gli altri membri del gruppo di azione #BiellaInclude, a un cambio radicale.

    In fondo, le cose vanno fatte per fare la differenza, no?

    Il progetto DigitalClub

    La presentazione

    Oggi, 30 giugno 2015, presenteremo il progetto presso Villa Ranzoni, nel Comune di Cossato. Ecco le mie slide: